Studio su anomalie morfologiche da inbreeding nel gatto selvatico in Italia

Un recente studio condotto in Italia e pubblicato sulla prestigiosa rivista Mammal Research ha analizzato per la prima volta alcune anomalie morfologiche mostrate da esemplari di gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris), probabilmente come conseguenza della depressione da inbreeding (consanguineità). Nello specifico, le anomalie osservate riguardano la kinked tail (evidente deviazione nella coda rispetto al normale sviluppo), che in casi estremi può portare alla brachyuria (perdita parziale o totale della coda) e cowlicks (area del mantello dove la crescita del pelo è in senso opposto alla direzione dominante); queste stesse malformazioni, a cui spesso se ne accompagnano altre dalle conseguenze sicuramente più gravi (quali malformazioni del cuore e una ridotta vitalità spermatica nei maschi) sono state descritte in alcune popolazioni, particolarmente isolate, nel puma (Puma concolor) e nel ghepardo (Acinonyx jubatus).
Il gatto selvatico europeo è un piccolo felide attualmente classificato come “Least Concern” nella Lista Rossa IUCN, anche se le sue popolazioni sono altamente frammentate e minacciate dall’ibridazione con il gatto domestico. Inoltre, la procedura stabilita dalla IUCN non tiene conto di alcune leggi ecologiche a cui anche i felini sono soggetti, e quindi il livello di rischio per questa specie potrebbe essere sottostimato. In Italia, oltre all’ibridazione con il gatto domestico, le minacce principali per il gatto selvatico sono la frammentazione degli habitat, il disturbo antropico e la mortalità dovuta ad investimenti stradali.

Lo studio su Mammal Research

Lo studio, promosso da Fabrizio Gerardo Lioy di Fuorisentiero e da Stefano Anile, supervisor della ricerca, è stato pubblicato il 1 marzo 2022 e vanta la collaborazione di numerosi ricercatori e studiosi quali Donato Franculli del Gruppo Ricerca Naturalistica di Fuorisentiero in Basilicata, Stefano Pecorella del Therion Research Group in Gorizia, Lorenzo Gaudiano dell’Università di Bari, il Prof. Stefano Filacorda dell’Università di Udine, il Prof. Mario Lo Valvo dell’Università di Palermo, il Prof. Clayton Nielsen del CWRL della Southern Illinois University, Simone Calandri e David Francescangeli del network “Piccoli Fototrappolatori Indipendenti”, ideato dallo stesso Anile per promuovere la conservazione e lo studio del gatto selvatico tramite analisi dei dati derivanti dal camera-trapping condotto da citizien scientists.
La ricerca è stata condotta su popolazioni italiane di gatto selvatico europeo presenti in cinque regione Italiane (Friuli Venezia Giulia, Umbria, Puglia, Basilicata e Sicilia), mediante l’utilizzo di fototrappole e di analisi necroscopiche degli esemplari investiti –questi ultimi sottoposti anche ad analisi genetiche per confermare lo status genetico. Sono state analizzate le immagini e i video di 251 fototrappole per un periodo di 15 anni –dal 2006 al 2021- che hanno portato all’identificazione di 148 differenti esemplari di gatto selvatico. Tra questi, 11 mostravano la kinked tail, 4 brachyuria (Basilicata e Parco Nazionale del Gargano) e 3 individui della popolazione presente nel Parco dell’Etna mostravano cowlicks sul torace. Inoltre, sono stati sottoposti ad analisi necroscopiche 28 individui di gatto selvatico; tra questi due esemplari (provenienti dalla Sicilia e dal Friuli Venezia Giulia) mostravano la kinked tail. La femmina siciliana inoltre era gravida con due feti, dei quali il maschio presentava lo stesso fenomeno, suggerendo quindi l’ereditarietà di questa caratteristica.

Un impegno nazionale per la conservazione della specie

“La conoscenza della diversità genetica è importante per la conservazione della fauna selvatica perché le popolazioni geneticamente impoverite sperimentano un maggior rischio di estinzione. I carnivori mammiferi”, commenta il dott. Stefano Anile, “sono caratterizzati da popolazioni piccole e frammentate e da una bassa dispersione, così che l’erosione genetica può portare alla fissazione di geni deleteri in tempi relativamente brevi, portando ad anomalie morfologiche. Gli studi sulla genetica dei gatti selvatici” continua Anile, “hanno valutato principalmente il tasso di introgressione con i gatti domestici, la struttura della popolazione e i tempi di divergenza tra le popolazioni. In Italia, i gatti selvatici non hanno subito uno storico bottleneck e la diversità genetica è relativamente alta, seppur ci siano risultati discordanti. Tuttavia, la struttura genetica dei gatti selvatici ha indicato un persistente basso livello di flusso genico tra le popolazioni, e quindi episodi locali di deriva/erosione genetica erano possibili”.
La ricerca futura è necessaria per verificare se queste anomalie sono anche associate ad una bassa diversità genetica o ad altri difetti morfologici che potrebbero ridurre la fitness. Si raccomanda uno sforzo a livello nazionale, utilizzando queste tecniche all’interno di un disegno di campionamento standardizzato, per comprendere ulteriormente lo stato del gatto selvatico in Italia.

Fabrizio Gerardo Lioy e Stefano Anile

Link all’articolo: https://link.springer.com/article/10.1007/s13364-022-00627-5

Foto di anteprima: individui di Felis silvestris silvestris affetti da kinked tail.

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