Il camminare

In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto più di ciò che cerca.

(John Miur)

Eppure, il viandante è una figura ormai scomparsa. Certo, esiste il viandante urbano, detto pedone, figura molto controversa. Nell’alienazione che ci riserba la modernità, ci si ritrova a camminare ore dentro uffici, case, stazioni, stadi, sempre con calzature perfettamente chiuse, nuove.

No, non siamo più viandanti.

Riusciamo ad essere sedentari a tal punto da camminare più dentro case e uffici che all’aperto? Qualcuno ci riesce!
Cosa ci aspetta là fuori? Un mondo pulito ad un alto grado di naturalità? Nemmeno il Borneo o l’Antartide possono vantarlo del tutto.
Ci hanno sconnesso a tal punto dalla vita reale, qualcun altro direbbe dallo stato naturale, con le ore di traffico/lavoro, che è una stretta minoranza a voler viaggiare a piedi. È il trionfo del turista, la quasi scomparsa della figura del viaggiatore nella sua forma più atavica, quella del viandante. Il viaggiatore risulta essere curioso e attento a un’ampia sfera esperienziale, più del turista, nella cui esperienza risultano centrali gli aspetti del consumo dei servizi per lui appositamente preposti.
Tra le varie tipologie di viaggiatore, quello più attento ai territori che attraversa, è proprio il viandante, per il suo andar lento. Egli ricorderà per mezzo di tutti i sensi , le percezioni/stimoli raccolti in viaggio.

Il viandante è, dunque, una forma estrema di viaggiatore.

 

Il viaggiatore è quello che fa da sé, a differenza del turista. Reperisce informazioni salienti sul cammino, si immerge completamente in esso e nell’ambiente che attraversa non avendo intermediari, né referenti nel suo viaggiare.
Ancor più rara è la scelta consapevole e responsabile di intraprendere un viaggio a piedi. Andare a piedi stanca ed è in contrasto con la cultura di massa del “mordi e fuggi” ormai dominante, in cui in poco tempo si ammassano servizi, il tutto teso a corroborare quel consumo in forma non consapevole e non responsabile. Camminare a piedi, invece, richiede lentezza. Nell’ambito del “mordi e fuggi” si consolida il turismo che bada alla quantità piuttosto che alla qualità dell’offerta.
Dall’altro estremo, in quella ristretta cerchia di chi viaggia a piedi, rientrano appassionati di trekking delle più svariate età, che affrontano itinerari diversi in modalità diverse a seconda dell’esperienza che ricercano, acquisendo conoscenze naturalistiche e conoscenze pratiche riguardo il trek, l’orientamento e le tecniche di sopravvivenza su territori ostili e vergini.
Trekking è in origine voce afrikaans, derivante dall’olandese trekken: – tirare, propriamente, viaggiare in carro con buoi o su altro mezzo disagevole -. ora il termine è in uso per indicare viaggi o spostamenti a piedi di più giorni, solitamente su sentieri carovaniere, in zone per lo più montuose e non servite da altre vie di comunicazione, anche se si può fare del trekking anche su dei tratti stradali.
Il target individuato conta allora “pazzi esagitati” che con armadi sulle spalle già si aggirano tra le province d’Italia, per montagne e rupi e valli e boschi, in aree poco o non urbanizzate.

Michelangelo Sabatiello

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