Un emigrante lucano. Istruzioni per tornare a casa

Lo sguardo si posa altrove in un punto morto del paesaggio urbano. Il suo corpo di emigrante è quasi pronto. Alcuni suoni, precisi rumori e sensazioni partecipano tutti. A volte lui crede, guardando gli animali selvatici o le piante, che sia come una strategia di adattamento. Se ti dovesse capitare di incontrarlo, diresti che anche la sua postura ne risente, assume nuova forma: lo spazio intorno lo riveste di un altro luogo.

Lui è già in un altro posto, adesso lo ha raggiunto.

Accadeva che in alcuni momenti, nella caotica geografia cittadina, si abbandonava a quel pensiero simile a un ricordo, ma più vivo, a tratti visionario. Ritornava spesso, in questo modo, tra i fiumi, le valli e i pendii innevati dai quali era partito, randagio, in giovane età.

Nessuno gli aveva detto che gli ampi boschi, la vita con i pastori, i grandi inverni e la montagna un giorno lo avrebbero di nuovo cercato. Nessuno gli aveva detto che anche lui avrebbe fatto lo stesso.

La città è scomparsa, ormai è lontana: il panorama si rivela sotto forma di una catena montuosa. È la dorsale appenninica, la via maestra, quella del ritorno.

Sempre più tali esperimenti lo spingevano a frequentare questo arcipelago di montagne a volte vere, a volte ricordate. Capitava che si ritrovasse su inediti itinerari in territori ormai deformi alla sua vista.

I fitti boschi di abete bianco delle foreste casentinesi, i ripidi sentieri che dal fiume Reno, dalla parte di Ponte della Venturina, si snodano non facilmente sul monte Cavallo gli regalavano nuovi scorci.

Lungo la direttrice Sud Sud-Ovest, vede gli Alburni e più in là percepisce già il massiccio del Sirino.

Sui generosi pendii del monte Gatta, tra le tracce delle fiere selvatiche, gli sembra di percepire il morbido sottobosco di Fossa Cupa e le cortecce dei pini. Da Fiumalbo alle Gole del Marmo Platano gli basta girare lo sguardo.

Una natura non indifferente gli ricorda un vecchio patto.

Lui sa di non essere in difetto, ma apprezza la durezza dei termini che con essa stabilì. 

Lei gli ricorda ogni volta quel patto, ma continua a mostrargli la sua via: quello strano arcipelago montano.

Da lì, l’emigrante potrebbe cambiare le regole. O forse lo ha già fatto: chissà dov’è.

Giovanni Labriola 

 

Nota

I riferimenti geografici appartengono alle aree dell’Emilia Romagna, Campania, Basilicata e alcuni luoghi presenti nella mente dell’autore.

 

 

 

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