L’olio d’oro della Lucania e le mani contadine

Un rigagnolo d’olio scorre tra gli angusti vicoli del paese, mentre le campane della chiesa suonano a festa: un presagio infausto, che scombinerà le sorti d’una famiglia intera. È l’incipit di un romanzo ambientato in Basilicata, ma è anche l’emblema di ancestrali credenze popolari legate alla civiltà contadina, che tuttora scandiscono i nostri gesti, specialmente a tavola. Non incrociare le posate, non capovolgere il pane, non rovesciare il sale, non disperdere l’olio.

Il paesino lucano colpito dalla malasorte in quelle pagine era Grottole, nei pressi di Matera. E chissà quanti altri otri stavano riversando olio e causando disgrazie in quello stesso momento.

Grottole è solo uno dei borghi lucani conosciuti per la qualità delle olive, molte delle quali di varietà autoctone. La loro coltura è diffusa sull’85% del territorio della Basilicata e ciò colloca la regione, con i suoi circa trecento frantoi, all’ottavo posto in Italia tra i maggiori produttori d’olio d’oliva.

Gli ulivi lucani sono tra i più antichi d’Italia. Le prime testimonianze che ne accertano la coltivazione risalgono persino all’VIII secolo a.C. e provengono in particolare da Metaponto, dove sono emersi recipienti destinati proprio alla conservazione dell’olio. Esso era usato dai Greci sia a scopo alimentare che per la preparazione di unguenti, mentre i Romani realizzarono nuovi impianti per facilitarne la lavorazione.

Dal V secolo d.C. in poi, gran parte dell’olivicoltura finì per essere praticata e incentivata dai monaci. Furono proprio dei monaci di Montescaglioso a introdurre la varietà ancora oggi nota come Ogliarola del Bradano, le cui olive sono raccolte rigorosamente a mano.

Attualmente, le zone di più intensa produzione sono principalmente tre:

– l’area del Vulture, i cui terreni, per quanto spesso impervi, sono fertili in virtù della loro origine in prevalenza vulcanica. I maggiori centri olivicoli sono Melfi, Rionero, Barile, Rapolla, Acerenza, Lavello e Venosa. Già da qualche anno si produce il , extravergine, morbido e armonioso, dalle note amare e piccanti, garantito dal marchio Vùlture D.O.P., il primo riconosciuto in Basilicata;

– la Maiatica, o Bassa Collina Materana, specialmente nei comuni di Ferrandina, Grassano, Grottole, Salandra, Montescaglioso e Bernalda. In alcuni di essi, la preparazione delle olive nere è molto complessa. Esse si fanno appassire per circa una settimana su assi di legno, bollire in acqua per un minuto e asciugare, per poi riporle in vasi di vetro con sale e origano;

– la Bassa Val d’Agri, in cui il clima di media piovosità influisce positivamente. Gli impianti sono posizionati quasi tutti in aree collinari, tra Aliano, S. Arcangelo, Roccanova, Missanello, Montemurro, Viggiano e Villa d’Agri.
Molti altri sarebbero i paesi da citare. Uno valga per tutti: Vietri di Potenza.

I miti greci raccontano che fu Minerva a far spuntare la prima pianta di olivo.
I miti lucani raccontano che sono le mani contadine a far spuntare l’olio d’oro.

Maria Rosaria Cella

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