Muro Lucano e il suo povero cuore nascosto

C’è un paese che diventa vivo / quando la luna è alta / conosce baldorie di venti / e lunghe veglie d’uomini. / È un paese senza tempo / aspetta da secoli la vita. / Dove ognuno conosce la vita / dove ognuno conosce il / silenzio che ci ha dati alla luce / e ci condurrà alla morte. / C’è un paese in alto sulla terra ha / un suo povero cuore nascosto e / sta solo a reggersi il cielo / con le sue vecchie case di pietra.

Sta solo a reggersi il cielo, Mario Trufelli

 

Le parole di Mario Trufelli, giornalista e scrittore originario di Tricarico, descrivono un paese lucano qualsiasi. Non importa quale sia il suo nome e in che direzione guardi. Conta solo l’amara realtà: da un lato l’oscurità del silenzio, dell’isolamento, della vana attesa di una sorte migliore; dall’altro, la vitalità del cielo, della pietra, della terra.

È proprio qui, tra cielo e terra, che giace il cuore di Muro Lucano, un paesino di circa 5300 abitanti, sito a 600 m s.l.m., nell’area del Marmo Melandro, quasi al confine con la Campania.

Muro Lucano si erge quasi in bilico sul ripido pendio di uno sperone roccioso. Il castello, risalente all’VIII secolo ma danneggiato e poi ristrutturato in periodi più recenti, sovrasta maestoso il Pianello, l’agglomerato più antico, di epoca medievale.

Il visitatore che vi giunge di notte passando da Capodigiano, una delle frazioni muresi, ne rimane incantato come davanti a un presepe. Dall’alto, la vista è ugualmente suggestiva: lo strapiombo rivestito di pareti calcaree si spalanca in tutta la sua voracità.

Laggiù, nello strapiombo, un occhio attento non farà fatica a notare un esile ponte, che la leggenda ci tramanda come scenario della battaglia combattuta nel 210 a.C., tra Annibale e le truppe romane di Carlo Martello. Con più probabilità, essa si sarebbe svolta nell’antica Numistro, collocabile nell’altra frazione di Ponte Giacoia.

Su quel ponte passa ancora oggi un sentiero. Il comitato “Amici di Muro”, composto da diverse associazioni locali, insieme alla Pro Loco, ha candidato il paese tra i Luoghi del cuore del Fai, per il censimento dei luoghi da salvare. Con 7071 voti, il Sentiero delle ripe e dei mulini è stato ufficialmente ammesso a presentare un progetto per la tutela e la valorizzazione del luogo.

Com’è intuibile, la sua storia antichissima. Sorto intorno al IX secolo sulle ceneri di popoli Etrotri e Numistrani, il centro abitato si spostò, dopo la caduta dell’impero romano, dalla piana di Numistro alla collina attuale, per ragioni difensive. Le sue vie, nel corso dei secoli, furono calpestate da Longobardi, Normanni, Angioini, Aragonesi, feudo degli Ordini, Borboni. Al 1382 risale il terribile assassinio della regina di Napoli, Giovanna I d’Angiò, avvenuto proprio nel castello di Muro per ordine del nipote Carlo di Durazzo.

Molti degli avvenimenti storici della Basilicata nord-occidentale sono accuratamente testimoniati e conservati nel Museo Archeologico Nazionale, allestito nell’ex seminario vescovile. Ma i monumenti di Muro – se per monumento intendiamo riferirci al suo significato etimologico, dal latino monere, ricordare – non sono solo quelli imbrigliati nelle teche di vetro del Museo. Oltre a quelli canonici, come la Cattedrale, il Convento dei Cappuccini e la statua di san Gerardo Maiella che si perde tra le stelle, ce ne sono altri, forgiati dall’artigiano più esperto di tutti i tempi: la natura.

Infatti, a due passi dal centro abitato, tra gli alti e snelli faggi del monte Paratiello, accorti a non calpestare le buonissime patate di montagna e l’oro nero (che pare si chiami tartufo), ci si imbatte nei monumenti naturali più suggestivi, ricordo di un antico rovesciamento pedemontano. Sono i Vucculi, due grotte parallele tra loro, delle quali una è lunga più di 1200 m e sprofonda per 120 m nelle viscere della terra.

Tra le foglie dei faggi, come tra i vicoli e le ripide scalinate che squarciano il paese, c’è davvero un povero cuore nascosto, che aspetta solo di essere abbracciato.

Maria Rosaria Cella

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