Lo spopolamento delle aree interne

I motivi dell’abbandono del nostro entroterra e dello spopolamento sono molteplici e complessi: la carenza di infrastrutture, la mancanza di grandi centri urbani che possano colmare la necessità di lavoro, l’inadeguatezza di una politica che si disinteressa della ruralità come valore aggiunto e intrinseco di un territorio.

 

L’Italia dei piccoli comuni è a rischio spopolamento: siamo a un punto di non ritorno.

Nei 2430 comuni italiani in cui il calo demografico è più marcato vivono quasi 3 milioni e mezzo di italiani, il 5,8% della popolazione. Ma in un quarto di secolo i paesi sotto i 5 mila residenti hanno perso 675 mila abitanti. Un calo del 6,3%, mentre nello stesso periodo la popolazione cresceva del 7%.

La squadra di Fuorisentiero crede che le aree depresse dell’entroterra debbano porsi al centro di uno sviluppo e di una crescita che le veda protagoniste su scenario nazionale, in un senso molto ampio, superando le barriere poste dal campanilismo più accentuato che vorrebbe favorire un’area a danno di un’altra. Valutando le potenzialità delle fasce interne, si dovrebbe investire sull’agricoltura e su un turismo che conti sulle sue specificità, detentrici della cultura minore di una popolazione in numero esiguo, ma che non vuole assolutamente emigrare né abbandonare la propria identità.

In queste zone dimenticate da Cristo, c’è forte necessità di giovani motivati e appassionati, disposti a non stare con le mani in mano in attesa di un’improbabile svolta risolutrice. C’è bisogno di risorse che consentano di ridurre le stagioni di emigrazione selvaggia e che inspirino fiducia nella popolazione oriunda.

Tutto ciò è perseguibile favorendo lo sviluppo di un turismo inconsueto, non di massa, che sia rurale ma anche naturale – non quello delle grandi città, per intenderci – capace di esaltare i prodotti tipici delle nostre regioni e l’inespresso valore dei loro panorami, per farle fiorire e far crescere con esse la gente che le vive.

Esplorando i nostri territori ci accorgiamo dell’ignoranza di queste potenzialità, sconosciute o quasi, finanche alle popolazioni autoctone. Può capitare così che si possa lavorare in agricoltura, curando una vigna o prendendosi cura di un certo numero di capi da bestiame o semplicemente esplorare le tenute di un’azienda agricola.

Ma perché non incamminarsi su sentieri di montagna per vivere un’esperienza unica, a contatto con il bosco e con la popolazione residente?

Il nostro obiettivo è quello di rendere i nostri compaesani in primo luogo, e poi anche tutti gli altri, protagonisti di questo armonioso progetto, affinché sempre meno si senta parlare di spopolamento, e sempre più di ricchezze nascoste e riscoperte.

Michelangelo Sabatiello

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