Latinismi lucani: in cammino lungo la via Appia

Tempo fa ci siamo divertiti a cercare i grecismi che ancora oggi adoperiamo nei nostri dialetti, consapevolmente o no. Abbiamo anche precisato che, inevitabilmente, i dialetti lucani sono perlopiù di matrice latina. Ed ecco che, come accade con l’influenza greca, ogni giorno ci capita di usare latinismi senza averne piena coscienza.

In origine i Lucani parlavano l’osco, una lingua appartenente al gruppo indoeuropeo osco-umbro. Come si arriva ai latinismi?

La Storia ci ricorda che anche i Lucani, seppure tra gli ultimi insieme ai Sanniti, furono sconfitti dalla potenza militare e culturale di Roma. Solo per citare alcune date cruciali, già nel 275 a.C., durante le guerre contro Pirro, Marco Curio Dentato celebrò il trionfo su di loro e dedusse le colonie Paestum e Grumentum. Dopo una serie di vicissitudini e continui rovesciamenti di alleanze, la battaglia di Porta Collina dell’82 a.C., vinta dai sillani a scapito dei mariani (Sanniti e altre milizie italiche, inclusi i Lucani), segnò la fine decisiva dei Lucani in quanto popolo autonomo. Ne conseguì la loro fusione indistinta con i Romani.

Alla vittoria militare, seguì quella culturale. Alla vittoria culturale, seguì quella linguistica. Furono poi le vie di comunicazione a incrementare la latinizzazione del meridione, in particolare la via Appia e la via Popilia: proprio lungo quelle strade camminavano e si depositavano le maggiori innovazioni linguistiche.

Nonostante il passare dei secoli, molti latinismi persistono tuttora nei dialetti parlati in Basilicata. Si tratta di vocaboli rimasti pressoché identici al loro corrispettivo del latino classico. Eccone alcuni [1]:

Àccio/àccia, sedano. In latino era apium, così come pitrusìn, prezzemolo, era petroselinum.

Casu/Cas’, formaggio. È lo stesso caseus mangiato secoli fa.

Cráy, domani. Dal cras latino. Lo stesso vale per piskráy, dopodomani, da post cras.

Cuna, culla. È la cuna latina praticamente invariata.

Lloc, in questo luogo, qui. Lo stesso significato aveva in latino classico l’ablativo hoc loco.

, subito. Questo comunissimo monosillabo di noi Lucani è chiaramente un esito del mox usato dai Romani.

Tànn, allora, in quel momento. Probabilmente deriva dall’avverbio tum, che significa proprio allora.

, tieni. L’ordine ricalca l’imperativo latino tene.

Persino le tipiche risposte sine e none derivano direttamente da quelle latine.

Mò però cercate qualche latinismo pure voi.

Maria Rosaria Cella

Fonti
Giacomo Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, ristampa anastatica, Matera 1970.
Rainer Bigalke, Basilicatese, München 1994.
Pina Vallo, La Lucania e gli antichi: storia, antropologia, dialetto, Napoli 2008.

In foto
mappa disegnata da Paolo Rumiz per il suo viaggio da Roma a Brindisi lungo la via Appia.

[1] La grafia dialettale è di mia elaborazione nel tentativo di rendere i vocaboli comprensibili a tutti, non avendo un unico dialetto di riferimento.

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